| Conversare con uomini d'altri secoli é quasi lo stesso che viaggiare. Réne Descartes Sabato scorso sono stato invitato alla presentazione del volume “La chiesa scritta – Documentazione e auto rappresentazione dei vescovi di Ascoli Piceno tra il XI e XIII secolo” di Martina Cameli (ed. CIERRE). Ringrazio moltissimo l’autrice per l’invito e per … il testo che ha voluto donarmi. Dico subito che l’incontro è stato molto interessante e non solo per chi, come me, si diletta nello studio della Storia. L’importanza di questo lavoro è testimoniata oltre che dalla presenza di importanti studiosi in materia di diplomatica e di storia medievale anche dalla originalità della ricerca stessa. Senza dilungarmi troppo sul contenuto del volume, anche perché, lo confesso, non ho ancora terminato la sua lettura, basti sapere che prende in esame documenti inediti dell’episcopato ascolano (ricordiamolo, chiesa di frontiera) e li interpreta cercando di capire quale fosse il ruolo svolto dalla figura vescovile e come questi si poneva (e veniva visto) all’esterno. Ne esce fuori un episcopato per dirla con parole giovanili …“convinto”. Il tono solenne che viene utilizzato nei documenti rivela infatti una elevata “autocoscienza” e la volontà di rendere gli stessi strumento di controllo o meglio, di governo. Lo sforzo della Cameli di rendere scorrevole ed anche divulgativo il testo è evidente ma non dobbiamo dimenticare che questo è un testo TECNICO e quindi scritto in maniera scientifica. Le ultime parole le voglio spendere per l’autrice che, sono i suoi titoli a testimoniarlo, è sicuramente un’eccellenza della nostra terra ma, come tutte le eccellenze, deve continuamente lottare per emergere dalla mediocrità di questa povera Italia. Per nostra fortuna però, oltre alle indubbie capacità professionali, la Cameli è dotata di grande passione per il suo lavoro. |